25 luglio 2010

buio ed armonia




Forse la mia unica necessita'
e' il buio.
Senza lui attorno non potrei respirare
chissa' forse non avrei vita,
forse mi piace complicare la vita
per evitare la mia vita complicata.
Il buio di cui parlo e' una spirale
dalla quale non posso piu' uscire.
D'altronde e' meglio cosi'.
Milioni di pensieri mi frullano
in testa senza ordine.
Completamente sfatto
da un tradimento
l'unica giustizia e'
torna ad essere quella vita
complicata a cui cerco di sfuggire.
So soltanto che sentimenti
di questo tipo non possono
essere provati....
la gente mi esterna cio' che non e'
offrendomi l'opportunita' di dire ancora
una volta che e' meglio provare
anziche' esternare.
Senza dire, ne illudere....
cado in fallo ogni volta,
provo dollore nel dover mettere
i tasselli nei posti giusti....
ma alla fine mi ritrovo a
dover lasciare nuovamente la luce
a cui mi ero avvicinato, mi trovo.....
spossato.....
stanco.......
arrabbiato....
so anch'io indurire il mio animo,
come ho sempre fatto e come faro' sempre.

24 luglio 2010

ringraziamenti


A colui che guarda
agli amori con trasporto,
mi trovo sempre
su questi fogli,
triste di sapere che sfingi alate e nascondigli
per i pensieri comunicano piu' del mio scrivere.
Forse questa non sara' poesia, ma di sicuro,
sono io a tenere tranquillo il mio
animo folle e ribelle,
cercando in qualche modo la via
del domani, per la sincerita' di un addio.



22 luglio 2010

Cercando dentro la mia anima / Looking inside my soul

Come un geco,
rimango attaccato al vetro del mio Io,
sperando in qualche modo,
di stare il più vicino possibile alla luce.
Si, la luce,
quella stessa che emana la mia anima.
Immersa continuamente nell'oscurità più profonda,
sono abbagliato, dalle mie stesse passioni
non mi accorgo dei cambiamenti
repentini che avvengono attorno a me
e sono di continuo esposto a rischi inutili.




Like a gecko,
remain attached to the glass of my ego,
hoping somehow
to stay as close as possible to light.
Yes, the light,
the same that emanates my soul.
Continuously immersed in darkness deeper
are blinded, by my own passions
I do not notice changes
sudden happening around me
and are constantly exposed to unnecessary risks.


18 luglio 2010

Il vento e la mia vela

Il vento sfiora velocemente la vela
il rumore si fa quasi assillante
la barca procedendo fendeva
la superfice dell'acqua sempre piu' in fretta.
Siamo soli io ed i mei pensieri
centinaia di imput mi arrivano da ogni dove
ma nulla tutto mi riporta a un pomeriggio di giugno
tra le cime piu' impervie dei nebrodi a guardare una cascata.
Sono la, mi ritrovo solo come al solito, sapendo che colei che potrebbe
sostenere i miei pensieri, e' vincolata dalle mie stesse ragioni.....
mi sento preda di un amore folle che mi uccide piano piano..........
il mio spirito era di nuovo in barca, vedevo i fraglioni lontani......
sentivo di nuovo il vento sulla vela..... attenuoavo quel pensiero.....
e prima di soffrire ancora, pensavo solo allo scorrere del mare.

15 luglio 2010

Tempo d'estate / Summer Time







I ritmi di questa musica mi fanno andare in disibilio, vorrei essere ai Caraibi, ma forse per adesso è meglio solo sognare.........


Sognare la mia anima che
via dal corpo si alza in volo
esprimendo la lucida consapevolezza che
viaggiare resta semplicemente il miglior sistema di
arrivare all'estasi.

Lavorare su un sogno, pensandoti. (Questa poesia di Bruce mi ha inspirato tanto)




Là fuori le notti sono lunghe, i giorni solitari:
penso a te e lavoro su un sogno,
lavoro su un sogno.
Le carte che ho calato sono per una mano pesante, mia cara;
ho raddrizzato la schiena e lavoro su un sogno,
lavoro su un sogno.
Lavoro su un sogno
anche se a volte sembra così lontano,
lavoro su un sogno
e so che sarà mio, un giorno.
La pioggia cade, sollevo il martello:
le mie mani si sono indurite a forza di lavorare su un sogno,
a forza di lavorare su un sogno.
Lavoro su un sogno
anche se i problemi mi suggerirebbero di restare coi piedi per terra,
lavoro su un sogno
perché il nostro amore scaccerà via ogni problema.
Lavoro su un sogno
anche se sembra così lontano,
lavoro su un sogno
perché il nostro amore lo farà avverare, un giorno.
Il sole sorge, salgo la scala,
un nuovo giorno è arrivato e io lavoro su un sogno,
lavoro su un sogno.
Lavoro su un sogno
anche se sembra così lontano,
lavoro su un sogno
perché il nostro amore lo farà avverare, un giorno.

13 luglio 2010

Unicità / Uniqueness


La nostra unicità può essere paragonata a due tralci d'uva dirimpetto tra due filari....
All'esterno sembrano avvizziti, vecchi, stanchi di produrre il loro grappolo, martoriato da milioni di insetti che a stento sopravvivono di quella poca linfa che riescono ad estorcere..... Ma sottoterra, avvinghiano le loro radici in modo indissolubile. Inequivocabilmente, sentono i loro feromoni e si amano in modo consapevole e nascosto...... insazi dei loro pensieri più belli che fanno vivere di luce riflessa tutto ciò che gli gira attorno......


*****************************************************************************


Our uniqueness can be compared to two branches of grapes between two opposite rows ....

Outside appear withered, old, tired to produce their cluster, battered by millions of insects that barely survived that little sap who can extort ..... But below ground, clinging to their roots so indissoluble. Clearly, they feel their pheromones and love consciously and secretly ...... unsatisfied of their most beautiful thoughts that bring to light reflected everything that revolves around ......






06 luglio 2010

divergenze e convergenze

Verso te pendono pensieri caotici nella quiete di un cervello in movimento perenne e fluttuanti sensazioni nel fragore di un corpo apparentemente statico, ma colmo di energia vitale..che a tratti implode, a tratti esplode. E poi una commistione di idee che, nella episodica divergenza tendono a convergere verso una meta unica.


questo pensiero non e' mio ma della persona a cui pendo totalmente.......


02 luglio 2010

La postilla ad un mio apparire / The postscript to my appearance

Come per incanto, mi sentii travolto da una sensazione

estrema, che nella mia mente, subito, ha tardato ad arrivare. Ero spaventato da un mio cambiamento.

Tutto però mi parlava di te, mi diceva che quella sensazione, non doveva

travolgermi, ma aiutare a cercare quello che in realtà aveva scaturito.

In pochi giorni, tutto mi era crollato addosso. La fortissima emozione della tua presenza mi faceva capire che

non siamo mai come ci giudicano, ma come vogliamo che gli altri ci vedano,

armeggiamo al meglio con il nostro pensiero per non essere sopraffatti dalla pressione che altri esercitano.


Forse la forma non è il meglio delle qualità, ma ti assicuro che

ognuno si sente di poter raggiungere la propria virtù non

tormentandosi di apparire per amore, ma semplicemente

idealizzando se stessi nella persona che può essere più simile a te in un turbinio di sensi.


***********************************************************************


As if by magic, I felt overwhelmed by a heightened sense

that in my mind, just been slow in coming. I was frightened by my change.

But everything you talked to me, told me that the feeling in some way should not overwhelm, but to help to find what in reality had emerged.

Within days, everything had collapsed on him. The strong emotion of your presence made me realize that

we are never as judge us, but how we want others to see us, tinker with our best thinking to avoid being overwhelmed by the pressure that other exercise.


Perhaps the form is not the best quality,

but I assure you that

everyone feels they can reach their virtue not twisting to look for love,

but simply idealize themselves in person may be more similar to you in a whirl of senses.

03 giugno 2010

La morte vista da un cantautore emergente

"...... Amuri mio la vita é n'estate
lassa stari i corvi lassu`
ca non c'é Diu ma cantu di streghe
e n'to lettu c'é un diamante che ho nascosto
e po` pigghiari sulu tu......"


Il ritornello della strega la dice lunga.....

Il cantautore vuole sicuramente divertirsi a prendersi gioco di chi ascolta.
Di sicuro ci vuole far capire che questo inno alla vita e` l'essenza stessa dell'animo umano in modo molto velato.
Viene contemplato perfinno il mettere fine ad un'estinza fatta di una ricerca "matta e disperatissima".
La lingua della strega, nella sua essenza, da molta enfasi al desiderio di vivere appieno la "condizione" vita senza pensare troppo a conseguenze e scelte sbagliate.
Lei stessa personifica la morte, che mette fine a credenze popolari che danno al clero ed alla chiesa cattolica apostolica romana totale ed assoluto potere sull'educazione o sul comportamento di noi poveri mortali.




01 giugno 2010

nascosto mi cercavo

Agitato non mi volevo nascondere
fui costretto.....
Sgattaiolai subito fuori dal mio rifugio
ma cosa avrei potuto fare?
Nulla avrei sempicemente
ridotto la mia agonia.
Largamente mi sarei impegnato
perche' tutti non rimanessero mal come
me.

26 maggio 2010

ritorno al caos



Penso che mi possa bastare........
Accettare...........e perché quando si può ottenere
non chiedete cosa,
mi sfugge, come sabbia tra le dita..............
Mi sento come un gatto, che cammina su una ringhiera sottilissima,
pronto a farlo cadere,
anche con un soffio di vento, basterebbe.
......ma sempre di un gatto si tratta.
Cade sempre in piedi.....da qualsiasi altezza.......
ha tante vite o meglio rivive.....
l'attenzione massima adesso si deve prestare nel toccarlo....
I gatti sono instabili anche se non minacciati...
vai per carezzarli e graffiano o mordono........
Il graffio del gatto è una malattia.....molto seria
colpisce i linfonodi, li infiamma, li rende instabili...
Torno ad essere APEP.

24 maggio 2010

Onde elttromagnetiche/ Electromagnetic waves

Lasciando la via della nostra esistenza,
guardo all'essenza delle cose.
Mi piace leggere di te,
come droga mi invadi,
mi sento quasi stanato dal mio stato di torpore.
Somiglio sempre più ad un animale da circo.
Drogato,
scelgo di accovacciarmi
al bordo della lussureggiante savana,
bagnata dalla piena del fiume.
Ricca, abbondante di selvaggina.
Non mi persuado che la mia realtà
è una gabbia dorata
fatta di carni tritate.
Me ne cibo
e sopisco la mia arroganza di re
aspettando semplicemente
di poter rivedere un'altra onda elettromagnetica........

Leaving the path of our existence,

I look at the essence of things.

I like reading you,

Invade me like a drug,

I almost feel flushed from my lethargy.

Increasingly resembles a circus animal.

Drugged

I choose to squat

at the edge of the lush savannah

wet from a flood.

Rich, abundant wild game.

I am not persuaded that my reality

is a gilded cage

made of minced meat.

I food

fall asleep and my arrogance of kings

simply waiting

can review another electromagnetic wave ......


Gelato



Hai mai assaporato un gelato in pieno inverno?
Qui, da noi, c'è un barista che ne fa di tutti gusti, in tutti i periodi dell'anno.
D'estate mangio granite, d'inverno gelati.
I miei figli fanno mernda con una coppa di fior di latte e vaniglia, davanti ai cartoni....io no, proprio no.
Gusto il mio gelato al pistacchio e torrone, comodamente sdraiata sul lettone.
Il torrone è dolce, un gusto intenso, un mix di cannella e nocciole. Il pistacchio è verde come i piselli, il torrone bianco trasparente, appiccicoso, lipposo. I pistacchi sono dei semini verdi contenuti in una capsula con una piccola fessura......che buoni i pistacchi di Bronte!
Il torrone può essere a barrette dure, che non le tagli neanche con un coltellaccio, oppure morbido, come quello pernigotti....che non ve lo consiglio perché è di fabbrica, non è artigianale.
Mi godo il mio gelato, in pace. Lo lecco con movimenti avvolgenti e, quando è pronto, perché è ben rotondo e non sbavato, non gli dò il tempo di sciogliersi perché lo gusto a pieno, tutto in un sol boccone. Non è solo un succhiarlo, no, a questo punto il gelato và gustato nella sua totalità ed interezza.......ne farei indigestione, ma mi limito...ci tengo alla linea!!


IsIdE

Iside

Già in passato questo blog ha portato alla luce scrittori che come me vogliono farsi Sentire......vedi Happy Boy 89.
Oggi è il turno di Iside, dea dell'Eros, con la E maiuscola, che sa toccare gli animi degli uomini come poche donne sanno fare.........
Lei scriverà qualche piccola novella per la nostra comunità, e ci aiuterà finalmente a capire come una donna vede le stesse cose con occhi diversi.......quello che posteremo insieme saranno degli scritti, dei piccoli racconti che aiuteranno a capire ciò che ogni "uomo" sogna.........la verità di ciò che le donne sentono e vedono nel nostro vibrare.
Invito a seguire la sua rubrica, che sarà sporadica, ma decisamente molto interessante.

22 maggio 2010

Lo scrittore da solamente "input"

L'amore che mi scorreva dentro
Iniziava a prendere nella mia mente la sua piega.
Nasconderlo per la sola voglia di essere casa,
Di essere madre, mi avrebbe nascosto
Ancora più rintanato......Io....mi avrebbe fatto perdere......

La vita sarebbe stata ancora più una selva oscura,
Invece di avere la realtà a portata di mano, mi avrebbe
Oltremodo portata in una dimensione diversa, parallelamente, sarei
Tornata ad occuparmi di cose vicine alla mia esistenza, senza vincere i miei
Tormenti, senza diventare
Audace, senza vivere.

13 maggio 2010

Poveri ingenui

Sensazioni che non capisco
ardori che si accendono
azioni che non corispondono.
Pallaitivi di una sicura sconfitta.
Perciò ho bisogno di te.

--
Inviato dal mio dispositivo mobile

02 aprile 2010

Per Costantina

Come la luce di una luna

Oltremodo splendente, non mi potevo

Salvare dal

Taglio che dovevo dare a quella cosa chiamata

Amore.

Non mi sarei mai aspettata di dover

Tanto sorridere a quelle che erano

Interferenze al mio io.

Non mi sarei mai aspettato di dovere di nuovo

Amare.

19 marzo 2010

A me luci

Prima ca nascevi,
mi pigghiava a cunfusioni i testa.
Pinseri assa giravunu tornu tornu a cosi inutili.
Ieru 'nta l'aria.
Pezzi di casa ca divintavanu sempri cchiu rossi,
acqua fridda chi faceva arrisagghiari,
pinsava a cosi ca non esistevunu,
l'amuri,
i sordi,
a saluti.
Non capeva.
Ddà gran cufusioni jera sulu picchi non sapeva leggiri 'nta natura di cosi.
Anarfabeta, m'arraggiava.
Idda mi faceva spacari u munnu,
nun putiva truvari,
non sapeva circari e mi pigghiava a cunfusinoi i testa.
Ora capisciu.
Sulu ora sacciu.
Di segni
eranu nu scrittu chi parravunu i tia
erunu un cantu ca mi cuntavunu i tia.
Sugnu ancora cca a circari i leggiri cacchia iautra parola
ma ormai mi ni futtu si la capisciu o no,
ormai sacciu,
sugnu allu pinninu,
commu a tutti.
Sciddicu 'nta sta vita 'nsilenziu.
Ormai sulu tu si lu me frenu,
sulu pi tia restu...
a me luci.

11 marzo 2010

The tale of Interior eye ovvero la favola dell’occhio interiore.

Non tantissimo tempo fa, passeggiavo in un porto in compagnia di un uomo, forse un amico, forse un fratello, non sapevo, e mi lasciavo andare allo scorrere degli eventi, aspettando che un colore tenue mi invadesse. Vaneggiavo sul da fare per una tornata importante, che mi vedeva catapultato tra cattedrali e uomini, riuniti su grandi tappeti, che facevano dei saloni importanti, un loro habitat naturale.Pensavamo a come far insediare il mio pensiero tra milioni di pensieri di un centinaio di persone volti a energie che non sembravano assolutamente focalizzate al nostro scopo ultimo.Parlando con il mio compagno mi resi conto che gli aggettivi che gli davo all’inizio erano solo degli appellativi, ero con un uomo Felice.Incuriosito, volevo rendermi conto della felicità dell’uomo che era con me, perché aveva quel senso di pace che mi faceva trovare in lui una energia esasperata ed una irruenza che si era chiusa come una ferita profonda nella sua anima. Gli chiesi in modo diretto perché era con me quel giorno. Felice, mi rispose, che nella sua vita aveva cambiato rotta perché aveva trovato insensato quello che faceva da giovane e che avrebbe fatto di tutto per trovare altri uomini che non si contornavano solo di esteriorità, come quelli che aveva conosciuto.
Mi fece capire che in realtà la sua felicità non gli veniva dal comandare dei diseredati, ma dal trovarsi insieme a gente, che non vedevano di buon occhio il vecchio detto, importante per la nostra psiche isolana: “u cummanari je megghiu di futtiri”.
Li capiva, capiva la loro vecchia sofferenza, le loro ferite erano uguali, si erano trovati e sicuramente riconoscendoli non aveva avuto più bisogno di cercare. Il tutto si sarebbe costruito da solo.
Felice mi spiegò la teoria “in tutto il creato è il bene a vincere sempre”.
Infatti dimostrò di conoscere bene le vecchie storie di Trismegisto che voleva dominare il i simboli, ma realmente capì, come me oggi, che ogni uomo è un isola, di un arcipelago molto frastagliato posizionato geograficamente attorno al trentatreesimo parallelo. Il pericolo vero sta nel divincolarsi in quell’intrigo di canali che si dipanano in modo molto insidioso per i naviganti. Uno sbaglio e cozzi in modo irreparabile con le altre terre emerse.Si potrebbe affondare da un momento all’altro, essere fagocitati da una balena e non vedere più la vita se non con una guida, una persona che nel tuo percorso ti può essere vicina, ti può aiutare a trovare la via. Mi fece capire che il passo successivo al paese delle meraviglie, era soltanto la vita di un burattino che lasciato senza fili si ribellava e non trovava pace in questa società che ti vuole invece, essere umano come tutti, legato a sottili fili che solo in pochi manovrano. Intuii dalle sue discussioni astratte che fare dei piccoli spostamenti, impercettibili agli occhi dei burattinai, mi avrebbero dato la felicità di un movimento tutto mio.
Mi stava spiegando, velatamente, che dai micro movimenti sarei arrivato a movimenti sempre più ampi, finché con degli strattoni avrei strappato i fili, mi sarei mosso del tutto liberamente in quel labirinto di isole senza che nessuno potesse farmi sentire in difficoltà.
Lui si muoveva libero e per questo era Felice.<
Alla fine della nostra passeggiata, Felice stese la mano e mi offrì cose di cui non credevo l’esistenza, oro monoatomico e polvere di proiezione, prendendoli da una tasca.
Non vedevo l’altra mano, mi preoccupai, uno sconosciuto con due caramelle.
Già accentarne una è difficile.
Mi fece pensare ad un tranello.
Nessuno ti da niente per niente, ma il mio istinto non mi ingannava mai. Era come se ci fosse un impulso che spingeva ad agire un sesto senso che mi poneva fiducia.
Li ingerii.
Mi trovai da subito catapultato nella ricerca, mondo fatto da estenuanti e tumultuose maratone notturne per leggere i manuali dell’apprendista stregone, mi distoglieva dal mio scopo: il movimento.
Ogni tanto pensavo a quale fosse il movimento che avrei dovuto fare per non insospettire il burattinaio che reggeva le mie fila, ma non avevo tempo e dovevo leggere altro.
Nel mio girovagare però iniziò una musica. All’inizio incomprensibile, piena di allusioni all’odierne sporcizie politiche, poi piano piano mi sembra di sentire in mondo franco il pensiero dell’artista che la battezzava alle nostre cose questa melodia che in realtà era un canzone.
Adesso capivo bene e le parole finali sono una poesia a me già nota che cito poiché mi colpirono molto:
“…..Ma quando ritorno in me, sulla mia via, a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato mi basta una sonata di Corelli, perché mi meravigli del creato.”
Mi illuminai, era palese, il burattinaio era parte del creato.
Allora lo vidi, in alto, che guardava in giù, verso di me e mi accorsi dei fili.
Capii che oro monoatomico e polvere di proiezione non erano semplicemente il modo di sfuggire dalle grinfie del mio burattinaio, ma il sistema di trovarsi a contatto con il creato.
Non erano dei fili reali che arrivavano alle parti del mio corpo, erano fili che entravano nella mia psiche.
Il burattinaio era quello che mi suggeriva i pensieri…..
Allora il vero movimento sta nel pensiero, pensai. Sentii tirare forte, un filo si spezzò subito facendomi un male cane.
Mi viene di fronte il cappellaio matto, ma non più come personaggio di un libro ma come carta da gioco. Il suo ghigno inquietante promette vittorie non sofferte e la sconfitta degli avversari, il rapido ribaltamento della partita. E’ la logica del caos “forza irrefrenabile” scagliata contro “elementi inamovibili”. Questo scavalca tutte le regole, può fare quello che vuole, così è il Bagatto. Rappresenta il caos. Si spezzò un altro cavo che teneva imbrigliato il mio pensiero.
Tutto, si muove con logica per il burattinaio, ma tale logica se volta al caos anche in modo minimo, porta ad un desiderio di tradurre in anarchia ogni cosa, ogni azione, in modo che l’anarchia prenda il sopravvento dimostrando che la medaglia della realtà possiede una sola faccia.
Continuarono a rompersi i cavi, mandandomi le prime volte quasi al Creatore.
Ormai è passato un po’ di tempo, ed oggi mi trovo a combattere il burattinaio perché non vuole rassegnarsi alla realtà dei fatti. La maggior parte dei suoi fili sono ormai tranciati, ma cerca sempre di metterne di nuovi lanciando degli arpioni che fanno appiglio alle mie paure ed alle mie insicurezze.
Fa di tutto per non perdere il suo potere, mi scaglia addosso forze pazzesche ma non capisce che il processo è irreversibile i suoi fili continueranno a staccarsi.
Il concetto di tempo mi ha scavalcato, non mi ha smosso, oggi mi trovo ancora a percorre la strada con Felice. Il caos che ho creato nella mia testa per rendermi libero è ancora in atto e non mi importa di rimanere fermo su un gradino di questa scala ad aspettare per il passo successivo.
Ormai credo tanto in Felice, che per lui ho perfino ucciso aiutanti del burattinaio.
Non mi importa della zizzania che può crescere nel mio percorso. Ho deciso, il caos è solo mio e nessuno mi può fare cambiare rotta, mi districo tra le altre isole vedendo solo dei poveri infelici che non hanno capito e comunque non capiranno il perché di certe azioni. Sono isole piccole anche se sembrano posizionate tutte in punti strategici, arse dal sole dove non esistono sorgenti d’acqua e la vita prospera solo per brevi precipitazioni o per la caparbietà sottraendo un po’ di sale al mare che le circonda. Isole così non vale la pena viverle, nemmeno da naufraghi. E poi ci sono isole invisibili che appaiono di punto im bianco, che sulle tua mappa non sono segnate, sono quelle in cui il drago cinese regna sovrano, nell’umido della sua sorgente, a cui attingere in modo continuo quasi esasperante, dove tutte le navi si fermano. Isole inesistenti con porti dai mille magazzini.
Spesso quando si sgancia un filo del burattinaio, vi approdo o per caso o per destino, e trovo risposte che il drago in modo diretto mi da, senza mezze misure, senza pensare al perché, mi sento protetto da lui.
Sono su questa rotta e non ho ragione, la zizzania non è altro che carburante pulito da mettere nel serbatoio della mia isola che ho tramutato in nave, per continuare a muovermi fino alla fine. Non sento nemmeno il peso di un carico che sto trasportando. Guardo al passato cercando di non affondare tra i ricordi per tracciare nuove rotte e varcare mille altre porte.
Al grosso drago devo molto, così come a Felice. Mi hanno insegnato senza volere nulla in cambio, senza chiedere, come mai era successo prima. Non provo vergogna ad attingere alla loro conoscenza, non voglio dare più peso alle interferenze del burattinaio. Voglio fare terra bruciata attorno a lui, senza bruciare io stesso, per impedirgli di paralizzare il mio pensiero.
Voglio trovare la mia pace, voglio vivere felice e contento come in tutti gli happy ending delle favole, ma ho ancora tanti cavi da tranciare per essere completamente libero.