28 luglio 2011

Orme

Sono in balia di queste orme...
alle volte sono grandi
e fanno solo confondere...
Spesso ci sprofondo dentro.
Ma nella caccia
mi sento vivo
mi fanno ricordare
che non devo accettare.
Per questo continuerò a seguirle,
per sempre.

24 luglio 2011

domenica di ricordi

Artioclare pensieri
per riuscire a stanare
i desideri...
cosa in divenire
si muta e sitrasforma
in un vortice di parole
e fvrammenti d'anima...
Ricordo.

08 luglio 2011

Fullmetal Soul

Tutto è armonia,
ma non da solo.

Adesso nulla è come si vede.

Solo la dura corazza della mia anima luccica.

Penso accorgendomi che
la sola gioia viene meno
è la luce della speranza che
accoglie gli uomini nelle foreste di animi
sfoltisce quasi tutti lasciando
in piedi solo quelli che hanno la
mia stessa armatura,
guerrieri.

Sento il conquistatore, il Shambhala
come il mio miglior amico
mi sento solo
triste.

06 luglio 2011

Luglio




Il vedere intenso dei boschi
si tinge di giallo
i castagni in fiore hanno le loro
iridescenze che profumano ed inebriano
le api che operose corrono a sciogliere il polline.

La vita scorre sotto come consumata di odori
inseguita da una miriade di pensieri che come formiche
accantonano ricordi.

Sento il soffiare del vento tra le foglie
il rimuginare del cervello
il cuore che batte solo per le
cose che nella vita fanno vibrare.

Di sicuro si tinge d'amore il mio animo che
come il castagno sfugge all'intenso operare.


27 giugno 2011

Bilancia

La vita è come una bilancia,
pende spesso da una parte e dall'altra...
il punto centrale cioè quello di equilibrio
sono semplicemente le persone che ti amano
senza di loro la bilancia cesserebbe di essere tale.
Sarebbe solo un oggetto con due piatti spento e senza moto.

15 giugno 2011

Tela

Sei nella ragnatela delle mie emozioni sempre,
invischiata come una falena
che al fare dell'alba scompare.

Vinci tutte le notti contro me,
ragno impaziente,
tessitore di quella tela che notte dopo notte,
aspetta di riaverti anche solo sino all'alba.

25 maggio 2011

Fucina di idee

Alla rete del mio carattere,
si avvicendano persone e musiche.

Mi sembra che la facoltà della mia mente
conviva con la saccenza della mia anima.

Mi sembra che il colore intenso di una giornata spenta,
confusa, mi sdegni, mi consolidi e mi raffreddi.

Sono la musica che sento, il romanzo che leggo,
la fucina che frequento.

Ho idee perché le forgio e le modello a mia immagine e voglia.

24 maggio 2011

It's the quiet ones you need to watch.

Una tempesta sulla mia poppa.

Guardo più attentamente,
sono anime infuriate che girano vorticando.

Non sono la tregua
non sono la gioia.

Sono la conoscenza.

Un sesto senso mi chiede:
"sei pronto alla morte?"

La battaglia incombe.

Soffiano forte,
le vele si tendono
di quelle anime quasi impazzite.

Le viti iniziano a ballare.

Tremo.

Non è paura,
è solo il vento.

22 maggio 2011

London's dream




Doversi scusare per colpe che
oltretutto non sono.
Modellare pensieri
e vie che arrivano alla mente, per
nascondere ai piu' cari la vera ed
intima bellezza di un animo sensibile.
Chiudendosi di colpo alla vita, lei
organizza benevola, strani incontri.

Duro

Un mare di cemento
si stende all'orizzonte.

Sembra uniforme,
durissimo.

In realtà e` inframmezzato
da spazi vuoti.

Vuoto.

Si.

Come me.

Sono uno spazio vuoto
nella durezza di quella barriera
che costruiscono gli uomini.

19 maggio 2011

My eyes

Lo so benissimo,
sono semplicemente circondato.

Ecco perché questa decisione.

Essa è dettata dall'immagine
di un egocentrismo a senso unico.

Essere gli altri non conviene.

Gli occhi vedono spesso
delle rughe che non sono reali.

La libertà ha sempre uno scotto da pagare.

15 maggio 2011

riti e leggende




La ritualita' si stendeva
su tutto il suo corpo
questo nella mia mente
iseriva e scatenava
un seguirsi di immagini
e odori.

Erano di un mondo nascosto ai piu'
che mi portano ad avere forza.

La forza del mio pensiero
avrebbe giustificato tutto
anche gli sbagli di amici che in
realta' non sono amici.

Come in tutta la vita avrei continuato
a soffrire a morire e per certi versi
a vivere.

14 maggio 2011

OMBRA NOSTRANA





All'ombra di sicuro
il sole non sara` l'unica cosa
che mi manchera`.

Ma per un po` ci staro`
avro` solo frescura del mio mondo
e la mia anima cerchera` refrigerio
in un ruscello vocino.

Forse avro` pace per un po`.

11 maggio 2011

Mondo sordo




È facile farsi prendere dal panico,
quando tutto scorre così lento.
Il mondo resta a guardare impassibile
non mi sembra nemmeno vero.
La scorrettezza arriva proprio dai più vicini.
Io al solito resto al palo.
Questo mondo non sente il mio urlo.
No.
Non credo che bisogna urlare per capire che stai male.
Che soffri come un cane.
Che l'amico in realtà non è mai esistito.
È un personaggio immaginario,
lui scompare appena ti fai grande.
Ma io sono già grande.
Io sono già uomo.
Forse per questo grido.

06 maggio 2011

Il nono giorno

Armoniche che si diffondono in modo continuo.
Arti che si svolgono in seconda battuta.
Arpeggi e canzoni che si fondono in un solo suono.

Sono arrivato la, alla fine del mio mondo.
La terra che mi sosteneva si ritrae,
si sentono ormai solo le allegorie dei mie battiti.

Ma nel reale, aggito il miscuglio di olii
e mi ritraggo a toccare archi e frecce.

Volgio la mia katana che fischia taglaindo l'aria.

Miscele di carri che trainano buoi.
Marchi di ogetti che danno sostegno.

Si, solo così mi sento
ed solo così che mi sentirò per chissa quanto tempo.

05 maggio 2011

Pitagora



La ragione che accede al migliore studio riordina e

singolarizza il sistema materializzando l'energia.

Solo così il volume energetico si esplica in modo univoco,

formando il simbolo che può anche essere visto.

Mi rivolgo a tentoni,

togli la scorza di orpelli incompleti ed agisci nella

malleazione della natura offerta.

Rivolgi il dire a te prima e poi all'orecchio in ascolto.

Quindi comprimi per poi esplodere in una magia d'essere

che centrizza l'uomo fino a fondere spirito energia e materia.





Libera interpretazione del 7° dei detti aurei pitagorici:


"Ma tu, coraggio: l'origine di quei mortali è divina,

a cui Natura va aprendo le arcane virtù ch'ella spiega.

Se di essi in te c'è qualcosa, verrai sin là dove ti esorto,

reintegrato e silente, e l'anima immune da mali.

Ma lascia i cibi ch'io dissi, nei dì che a far pura e disciolta

l'anima intendi: ed osserva, discevera e vàluta tutto,

e Intelligenza sovrana erigi ad auriga dall'alto."





02 maggio 2011

Massimo Gaudio.



Pochi onori per un nemico
che si fa scudo di altri esseri perché
la sua vita vale più degli altri.

Tribolanti per la sua ineffabilità,
da un pezzo si aspettava questo festeggiamento.

Onori ed allori invece ai Ranger che hanno
rischiato la vita senza alzare nessuno scudo umano
per vendicare gente che agli occhi di quel nemico,
nel 2001 sono stati niente altro che insignificanti
agnelli sacrificali votati alla loro "giusta causa".

Pochi sanno cosa vuole dire...
anzi nessuno immagina cosa significa avere per dieci anni
la paura vera che succeda anche a te.
Nessuno capisce che il lavoro di pochi è sempre,
nella società in cui viviamo,
la salvezza per tanti.

Non c'è molto scampo, non si può pensare...
si deve solo agire...




24 aprile 2011

Il fabbricante di chiodi. Lo scambio

In mezzo al mercato un uomo con un asino da lontano mi guardava., sembrava più sperduto di me.
Cominciavo a sentire fame. Non so come ma sorridendo mi avvicinai.
Era di mezza età e dall’abbigliamento era molto ricco.
Chiesi: “ Sei interessato a comprare 20 chiodi di una durezza incredibile?”
Il mercato vociava c’era un confusione incredibile.
Lui mi guardò:
“Ragazzo è da un po’ che ti guardo, volevo capire cosa facessi qui”
“Sono un fabbro e sto cercando di fare dei soldi per andare via da questa città, vorrei cercare una via diversa affacciarmi al mare….. scappare”
“Vuoi liberarti dai padroni…. Dai Romani….. Pensa io in tanti anni io sono il loro ebanista. Mi sento Schiavo anche se mi fanno un sacco di regali in oro e conduco una vita agiata.
Vuoi scappare, allora scappa e non girarti indietro non guardare mai alla tua vita passata.
Quanto vuoi per i tuoi chiodi?”
“Ti ringrazio mi basterebbero i soldi per un cammello e qualcosa per mangiare.”
“Prendi il mio asino allora, io tornerò in bottega a piedi i chiodi non li prendo tutti me ne servono solo nove. Così puoi scambiare ancora durante il tuo viaggio.”
“Ti ringrazio infinitamente l’asino non sarà il massimo per il deserto ma almeno arriverò alla mia destinazione in fretta.”
“Spero che il mio aiuto ti serva a rendere libero almeno te, prendi anche questi così comprerai qualcosa da mangiare e da bere da portare con te…. Il deserto è duro, te lo dice uno che lo ha fatto con la sua famiglia al tempo dell’esodo. Sono sempre stato schiavo, va ragazzo libera anche la mi anima.”
“Grazie.”Dissi già in sella all’asino.
“Non guardare alle cose che lasci scappa!” L’ebanista gridava a gran voce sovrastando il vociare del mercato con i chiodi che gli avevo contato tra le mani.
“Non guarderò indietro, sarò uomo libero e i miei oggetti serviranno solo a progredire il commercio.”

23 aprile 2011

Il fabbricante di chiodi. Yom khamishi di Pasqua

Mi trovavo ormai da quasi 4 giorni a Gerusalemme, la pasqua era iniziata tre giorni prima.
Non ero riuscito a trovare nessun cammello. Era come se il mio Dio mi avesse abbandonato. Eppure era Pesh, era la festa che ricordava l’esodo, la liberazione dalla schiavitù.
Dormivo ormai da quando ero arrivato all’interno dell’Atrio dei Gentili, che era usato abitualmente come mercato potevano accedere soltanto gli Ebrei come me ed i romani, ne stavano fuori, per non suscitare malcontento.
Mi rendevo conto che comunque i miei chiodi non interessavano a nessuno e soprattutto non mi volevano dare assolutamente un cammello barattandoli ma avevo solo quello.
Erano davvero durissimi, avevo accidentalmente versato un pò di arsenico nello stampo il girono in cui avevo li avevo fatti.
Già l’arsenico me lo avevano dato i Romani qualora non avessi voluto collaborare, mi davano la possibilità di morire con onore.
Erano diventati durissimi non ero riuscito ad aprire subito lo stampo ed avevo provato ad aprirlo con una grossa mazza.
Quando avevo visto la boccia di arsenico vuota sulla mensola sopra lo stampo avevo pensato che sarebbe stato un disastro.
Pensavo di distruggere anche i chiodi con la mazza, invece lo stampo era andato perso e i miei piani sfumati, ma in realtà i chiodi erano rimasti.
Avevo provato a piegarli ma nulla era una lega dura come mai era venuta.
Avevo messo i chiodi e lo stampo rotto in una borsa ed ero corso via.

22 aprile 2011

Il fabbricante di chiodi. Un giorno prima della pasqua

Rumori pazzeschi, lasciatemi in pace voglio addormentarmi.
Ma no, stanno bussando, il gallo canta, sono arrivati mentre dormivo.
Ero tanto stanco da non volere svegliarmi. Questo lavoro mi sfiniva.
Non ricordo i sogni che avevo fatto eppure sognavo ogni notte.
Ero come intorpidito, i legionari erano alla mia porta.
Come tutti i Romani che si erano stanziati nella mia terra, erano molto mattinieri, secondo me non soffrivano bene il caldo umido che c’era rispetto alla loro Roma.
Aprendo e guardandoli come ogni volta che li vedevo impeccabili con le loro uniformi pulite, non sapevo cosa dire. Tra l’altro, non parlavo bene la loro lingua, cercai di fare qualche gesto per farli entrare.
Erano tanti li fuori.
Ne contai dieci che entravano velocemente all’interno della mia officina fermandosi in modo da creare una catena a passa mano che andava dalla zona in cui le armi erano stoccate alla porta d’ingresso sulla quale ero fermo.
La sedia dove mi ero addormentato, era al lato di un tavolo che usavo per assemblare dei pezzi per passare comodi a prendere le loro Armi, non avevano esitato a spostarla.
Mi sentivo vecchio nella passaggio dei militari, mi ero accorto che certe armature erano così lucide che riuscivo a riflettermi.
Mi vedevo stanco, sporco di fuliggine, la barba incolta. La pezza in testa sporca di nero carbone.
Ero brutto fuori e soprattutto dentro.
Avevo fabbricato oggetti che avrebbe ucciso persone, gente che mi apparteneva e chissà quanti altri. Oggetti che usati nel giusto modo sarebbero serviti a mantenere ordine, giustizia e disciplina, mentre usati per l’attacco avrebbero di sicuro tolto ad altri poveri innocenti la loro libertà.
Non volevo essere più così.
Mi avevano costretto a fare le armi per loro, ero un schiavo, ma mi rispettavano e avevano fatto si che mangiassi bene.
Non avevo mai creato una famiglia la mia era una vita del tutto priva di senso, ma avendo paura della morte avevo accettato la schiavitù senza ribellione.
Quando anche l’ultima spada era uscita dalla mia forgia, un militare che era rimasto in disparte a guardare, si avvicino e mi diede una pacca sulla spalla. Mi lasciò sul tavolo delle monete d’oro.
Non le toccai nemmeno, erano già sporche di sangue.
Con il materiale che mi era rimasto, mi misi subito al lavoro per costruire almeno una ventina di chiodi. Sarei scappato prima di sera, per due tre giorni, nessuno mi avrebbe cercato, mi avrebbero dato il tempo di riposare, per essere di nuovo comandato alla costruzione di nuovi strumenti di morte.
Avrei fatto i migliori chiodi di sempre, la stessa notte camminando di buon passo, sarei arrivato a Gerusalemme per dormire.
L’indomani iniziava la pasqua avrei aspettato qualche giorno e sarei partito per Azotus.
Dovevo fare presto a Gerusalemme avrei pagato con i chiodi un cammello e avrei fatto tutto per non dare dell’occhio.
Sciolsi il rame e poi subito lo stagno avendo cura che entrambe raggiungessero la temperatura ideale, avevo da qualche parte lo stampo.
Mescolai assieme i due metalli ed aumentai la temperatura.
La lordura che avevo visto nel riflesso della corazza, si era sciolta.