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Then lets ride
Yeah all right, lets ride

Then lets ride
Yeah gonna ride
Lets right, all night

Then lets ride
Gonna ride
Lets ride, all night

He'd had would have tried!
(Oh!) He'd would have faced you!
All night long!
Then at last you've gone

He'd had would have tried!
(Oh!) He'd would have faced you!
All night long!
Then at last you've gone

He'd had would have tried!
(Oh!) He'd would have faced you!
All night long!
Then at last you've gone

He'd had would have tried!
(Oh!) He'd would have faced you!
All night long!
Then at last you've gone


18 gennaio 2007

Sussulto lento

Ogni tanto riprendo il vecchio Pablo, che tengo per i momenti più tristi della mia esistenza e senza cercare di trovarmi di fronte a scelte obbligate o a scene a cui non vorrei assistere, pensando che forse certi attimi sarebbe meglio essere in un "altro quando".........
"Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. (P. Neruda)"
Non voglio morire lentamente voglio essere Vivo e mi lascio andare a piaceri intellettuali per me stesso prima che per gli altri.....
Vorrei essere, ed essere stato più paziente nella vita, per il raggiungimento della felicità senza apparire scorbutico e glaciale con persone a cui vorrei dare solo la mia protezione senza far pensare al loro uso come oggetto.......................

15 gennaio 2007

taublu

Oggi spiego perché taublu.
Nell'antico Egitto il blu era opposto al rosso ed era considerato il colore dell'introspezione e dell'infinito, era anche la tinta della pelle del dio dell'aria Ammone.
In tutto l'Occidente il blu è considerato come colore che dà serenità e invita alla calma, simboleggiando l'evasione e la pace.
Come si può notare è una parola che lo precede è tau che rappresenta l'ultima lettera dell'alfabeto fenicio, poi trasformato dai greci ed oggi rivive nella lettera T ma mi è venuta in mente dal magico quadrato di Sator.


Tra le strutture letterali palindromiche, la più famosa è probabilmente quella del "Quadrato Magico".
Infatti, analogamente ad un quadrato magico numerico (la somma delle cui caselle è costante in ogni direzione), tale quadrato di lettere mostra affascinanti e complesse simmetrie. Ecco lo schema nella versione più frequente:

Questo celebre quadrato è formato da cinque parole di cinque lettere ciascuna. Poste una sotto l'altra, possono essere lette da sinistra a destra, da destra a sinistra, dall'alto in basso, dal basso in alto, e la parola della terza riga, tenet, letta a rovescio, rimane identica. Se, poi, si scrivono tutte e cinque le parole una di seguito all'altra (rotas opera tenet arepo sator), la frase risultante può essere letta ugualmente bene anche in senso contrario, costituendo, quindi, un palindromo.
Questo strano quadrato è stato rinvenuto in molti luoghi europei, sia citato in antichi testi e sia raffigurato su antichi monumenti. Numerosi studi sono stati condotti sull'origine e sul significato di questa formula. In un primo tempo si credette un'invenzione medievale, perchè tutte le fonti conosciute non erano anteriori al VI secolo. Ma nel 1868, tra le rovine romane di Cirencester (l'antica Corinium), in Inghilterra, si rinvenne il quadrato graffito sull'intonaco di una casa databile tra il II ed il IV secolo d.C. Si pensò che la formula fosse stata una cruces dissimulatae, ovvero un artificio dei primi cristiani per adorare la croce in forma appunto dissimulata.
L'ipotesi parve trionfare nel 1926 per merito di Felix Grosser, pastore evangelista, il quale trovò che le venticinque lettere del quadrato possono essere disposte in modo da formare le parole PATERNOSTER incrociate, fra una A ed una O, corrispondenti latine dell'Alfa e dell'Omega greci, principio e fine di tutte le cose. Inoltre, nel quadrato stesso, le parole TENET formano una croce, e la T ad ogni estremità può essere interpretata come come una lettera greca tau, anch'essa simbolo della croce. Infine, ai lati di ogni T appare sempre una A (alfa) ed O (omega).
Anche lo scoglio della parola AREPO, che non esiste nel latino, parve cadere. Così ne scrive Giuseppe Aldo Rossi: "Si scoprì che nelle Gallie una certa misura di superficie, in tempo di dominazione romana, veniva chiamata sia semiiugerum, sia arepennis, dal nome del carro arepos, impiegato per lavorare il terreno. Niente di più semplice che il celtico arepos diventasse per i latini arepus. Come controprova, dalle pagine di una Bibbia greca del XIV secolo, dovuta ad un monaco bizantino, balzò fuori una traduzione del quadrato, dove alla parola AREPO corrispondeva il greco arotron (carro). Intendendo allora arepo come un ablativo di strumento, si otteneva: "Il Seminatore, col suo carro, tiene con cura le ruote"; intendendolo, invece, come un dativo d'interesse: "Il Seminatore, inteso al suo carro, tiene con cura le ruote". Altri, invece, hanno proposto differenti chiavi di lettura. Ludwig Diehl, ad esempio, ritenne che il quadrato dovesse leggersi in modo bustofredico (cioè a serpentina): sator opera tenet - tenet opera sator (il seminatore possiede le opere, ovvero Dio è il Signore del creato). In conseguenza di tutto questo, si concluse che il quadrato aveva un significato cristiano, che era stato composto nel III secolo e che la zona d'origine poteva essere la Gallia.
Successivamente, tra il 1932 ed il 1933, furono scoperti altri quattro quadrati a Dura Europos, anteriori al 256 d.C., anno della distruzione della città. Ma la scoperta più importante avvenne durante gli scavi di Pompei. Nel 1936 Matteo Della Corte, l'insigne studioso dei graffiti pompeiani, lesse un esemplare integro, graffito nella scanalatura di una colonna della Grande Palestra, accanto all'Anfiteatro. Un altro, mutilo, era stato scoperto il 5 ottobre 1925 nella casa di P. Paquius Proculus, sulla via dell'Abbondanza, ma egli non si rese conto che si trattava del medesimo testo.
Dopo queste scoperte, il quadrato venne anche chiamato latercolo pompeiano. La presenza del quadrato nell'antica Pompei poneva nuovi interrogativi. In primo luogo non vi era prova dell'esistenza del culto cristiano, ma soprattutto veniva a cadere l'interpretazione delle A e delle O come alfa e omega: essendo queste lettere greche entrate nella simbologia cristiana in seguito allo scritto profetico dell'apostolo ed evangelista san Giovanni (Apocalisse 1, 8, 21, 6 e 22, 13). Ebbene, la diffusione di quel testo nell'Italia centrale e meridionale non poté avvenire prima del 120-150.
Alcuni studiosi, come Carcopino, hanno voluto comunque salvare l'ipotesi cristiana ipotizzando che i quadrati pompeiani siano stati incisi da antichi scavatori in un'epoca posteriore all'eruzione; ma ciò contrasta con le risultanze degli archeologi, che hanno trovato intatti gli strati di sedimenti al di sopra dei graffiti. Oltre Pompei, in Italia il quadrato si trova in parecchi altri luoghi: tra i casi più interessanti la Cattedrale di Siena ed anche Sermoneta, dove il palindromo assume una curiosa struttura circolare. Anche in numerose località europee è possibile rintracciare il quadrato su qualche monumento. In Francia: nella chiesa di San Lorenzo di Rochemaure; in una vecchia casa di Le-Puy; nei castelli di Chinon, di Jarnac e di Gisors. In Spagna a San Giacomo di Compostela, celebre meta di pellegrinaggi medievali. In Ungheria graffito su una tegola di una villa romana di Aquincum, l'odierna Altofen (la vecchia Buda).Dato che alcune delle località dove è stato rinvenuto il quadrato furono possedimenti templari (ad esempio Gisors e Rochemaure), la prof. Bianca Capone, sulla base di attenti studi e personali ricerche, ha ipotizzato un legame fra il "Magico Quadrato" ed il famoso ordine religioso-militare dei Templari: sembrerebbe, infatti, che gli antichi cavalieri. probabilmente depositari di preziose conoscenze esoteriche, usassero tale simbolo per contrassegnare luoghi particolari o per trasmettere nascoste informazioni cifrate.

Questa assonanza tra pacatezza ed essere tenutari di un esoterismo medioevale mi affascina così tanto che ho deciso di adottarmi con questo nome sulla rete...

10 gennaio 2007

Stati e condizioni

Spesso penso alla mia condizione.
Sono quasi costretto a lasciarmi alle spalle la mia unica ragione di vita, per far risplendere le finanze dei miei dirigenti.
Come potere essere legati al mondo se è il mondo stesso a non essere interessato a te, a non volerti più, a digrignare i denti più forte di quanto si possa fare per farti sentire il rumore che fanno, a non darti nemmeno la possibilità di farti sperare in una miglioria, perché dove sei messo, è uno scuro fitto, fatto di nulla e di paura nel chiedere di far rispettare i propri diritti.
Spesso penso che la mia condizione non è una delle migliori, e poi penso che..........

09 gennaio 2007

Un fiato al cuore


Dopo una chiesa a strapiombo dove centinai di coppie benestanti nei secoli hanno deciso di suggellare il loro amore, tra disegni bizantini e panorami mozzafiato di ponente, dove solo il clero poteva costruire occultando con la solita storia di santi eremiti e di miracoli, srotolo la mia mente lungo una scalinata dando vita ai pensieri più strani e bizzarri.
Mi sento in bilico come un equilibrista su una passerella, che pur fata di roccia purissima, sembra fragilissima come la musa che mi affianca e mi fa sentire in un ambiente surreale accompagnando la mia discesa a picco tra cielo e mare.
Vedo in lontananza un branco di cani che si accoppiano selvaggiamente, e mi fanno ripiombare in un profondo Sud dove la paura per la stessa natura incontrollata, ti blocca, ti fa tornare indietro, e ti fa ritrovare nuovamente nel mondo reale dove ti rendi conto che la disperazione prevale sulla bellezza del posto e dare un taglio alla vita è facilitato dalla conformazione della natura stessa.
Nel mio andare, mi colpisce di nuovo una chiesette costruite a ridosso di vecchie fabbriche, di sicuro messa li a raccogliere più danaro e poi ecco il Tono nuovo modo per un siciliano dominato dai normanni di indicare le onde che sembrano proseguire la loro corsa sui teli delle barche tirate a secco.
Ed è in questo paradisiaco apparire che mi sento completamente, soggiogato da un fiato al cuore, che mi fa trasalire al pensiero di poter stare romanticamente pensoso a guardare le nubi da una rupe con occhi inespugnabili che guardano il nemico venire da sud.

05 gennaio 2007

Affacciarsi per vedere il tono

Mi è capitato un giorno di essere in una ridente cittadina al nord della Sicilia, che al suo solito, come buona spugna, assorbe bene non solo le emozioni che animi gentili di passaggio possono lasciare ma anche alcune curiosità linguistiche. Sentite se il mio ragionamento fila, in una terra così poliglotta, tutte le ipotesi possono essere azzardate........
Mi fanno sporgere da un parapetto e mi dicono: "ci sporgiamo sulla spiaggia del TONO". La mia mente subito riferisce quel nome ad una storpiatura linguistica che indica le vecchie tonnare prominenti la riva..........Ebbene no ecco che cercando tra le cose acchiappate qua e la in questo oceano inesplorato di internet viene fuori una cosa molto bella, leggete voi stessi:



Tòno a. fr. tun onde ingl. tune , mod. ton:=lat Tònus dal greco Tònos che propr. vale distendimento, tensione m. dal gr. radice di Teinò sscr. tanomi disteso (v. tendere): onde nacque l' idea

Quindi probabilmente hanno lasciato questo nome inquietantante alla mia mente i francesi................ che ne dite....... fatemi sapere

P.S. la meraviglia di cui sto parlando è Milazzo!!!!!!!!!!!