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Then lets ride
Yeah all right, lets ride

Then lets ride
Yeah gonna ride
Lets right, all night

Then lets ride
Gonna ride
Lets ride, all night

He'd had would have tried!
(Oh!) He'd would have faced you!
All night long!
Then at last you've gone

He'd had would have tried!
(Oh!) He'd would have faced you!
All night long!
Then at last you've gone

He'd had would have tried!
(Oh!) He'd would have faced you!
All night long!
Then at last you've gone

He'd had would have tried!
(Oh!) He'd would have faced you!
All night long!
Then at last you've gone


03 ottobre 2011

Povestea cu frumoasa din padurea adormita




Ormai era sicura, quel rumore veniva dal bagno.
Si alzò piano, il cuore le batteva velocissimo. Prese il grosso libro, che aveva sulla sedia che le faceva da comodino. Era uno dei volumi di guerra e pace di Tolstoj, era pesante. Teneva il volume con entrambe le mani i rumori non si fermavano.
Pensò che il topo doveva essere davvero grosso. Il cuore le arrivava in gola.
"Un topo nel mio bagno, che schifo, ma dove sono finita. Se mio padre fosse stato vivo non sarei arrivata a tutto questo. Che squallore. Mio dio se penso a quella coda liscia a quel pelo grigio mi sale lo schifo. Vomiterò di sicuro tutto quello che ho bevuto. Ma tanto che importa voglio solo morire."
Aprì la porta lentamente e accese la luce. Pendeva dal soffitto una sola lampada ad incandescenza. La polvere si era posata sopra. Vide il topo che al grido corse verso di lei che stava in mezzo alla porta aperta. Urlò saltando all'indietro e cadde svenuta.
Quando si svegliò era già pomeriggio, il libro era accanto a lei il segnalibro era saltato.
Si alzò piano, la lampada era ancora accesa. Si spogliò piano, lasciano le cose lì dove se le tolse. Nuda si guardò nello specchio, non si piaceva per nulla. Si sedette sulla tazza per fare pipì. Il cuore le sobbalzo e lei si alzò di scatto. Il topo era li un po’ più avanti dei vestiti. non dava segni di vita era fermo.
Non poteva essere che lo avesse schiacciato cadendo. Si avvicinò era li morto stecchito.
"Poverino" pensò "era più spaventato di me ed è morto di paura".
Lo raccolse con una paletta e lo gettò dentro un sacco nero.
"Ecco il tuo funerale schifoso...Ammazzati", aprì la pattumiera e lo buttò dentro.
Ammazzati, era come un tic, lo diceva proprio a tutti.
"Anche al topo, sono proprio buffa. Che cosa strana che mi è capitata. Un topo muore dopo che mi passa accanto svenuta. Forse sto bevendo troppo." Aprì la pattumiera per capire se era affetta da delirio. Non era così il topo era nella sua busta.
Squillo il telefono era Corina.
"È un girono intero che ti cerco ho parlato con Calogero questa sera c'è un posto anche per te"
"Meno male un altro solo giorno in questo posto e sarei impazzita"
"comunque passano a prenderti"
"Va bene grazie, mi preparo subito".

Calogero stava già aspettando seduto al bar del suo locale di lap dance.
"Come ti chiami?"
"Giorgia"
"Ne abbiamo già una qui, ti chiameremo Andrea se ti va bene."
"Nessun problema quanto e quando mi paghi?"
"Di sicuro sei carina bisognerebbe fare una prova almeno un giorno, comunque, ti offro vitto e alloggio per adesso passa da casa e prendi le tue cose e per la paga avrai come tutte un fisso e poi una percentuale sull'intrattenimento dei clienti."

Il suo obiettivo era solo quello di fare soldi per uscire da quella situazione in dieci minuti raccolse le sue cose dall' appartamento chiamò il proprietario e se lo scrollò di dosso dicendogli che avrebbe potuto tenersi la caparra della casa.
Corina era sotto, la stava aspettando con il suo ragazzo.
Andarono nell'appartamento al centro della citta'.
"Prenderò per il culo chiunque" disse Giorgia.
"Si spero che tu possa fare un sacco di soldi, sei bellissima".
"Ammazzati."
"Ah aha ah, forse ti prendo in parola, ah aha ah".
"Corina credimi, non voglio più nessuno, sono delusa da questa vita di merda".
"Giorgia, anche io dicevo così ma poi...."tocco la mano di Enzo.
Enzo sorrise e disse:"Tutte uguali le donne, vista una, viste tutte".
Il letto era comodo e caldo come quello di casa sua in provincia. Casa dolce casa. Corina e lei avevano fatto tutte le scuole insieme, sempre assieme dall'asilo. Che bei tempi, di spensieratezza e gioco, erano solite studiare assieme uscire assieme, comprare la stessa maglia.
I destini si erano separati da quando i genitori di Corina avevano divorziato e lei era finita in città con la madre che aveva seguiti uno squattrinato con il quale aveva una relazione.
Quasi da subito Corina aveva fatto mille lavori per mantenere tutti ma la lap-dance era stato il risultato finale.
Appena il padre di Giorgia era morto, da subito le cose erano andate male e per affrontare il mutuo sia lei che le sorelle e la madre facevano almeno tre lavori a testa.
Nulla, economicamente la pensione di funzionario di stato e gli stipendi che prendevano, non bastavano che per quello.
Giorgia era la figlia più grande e decise che Corina l'avrebbe potuta aiutare con un lavoro dal siciliano, così chiamavano Calogero in città.
Si trovarono sedute per cena con altre cinque ragazze, ognuna con una pietanza diversa, loro decisero di dividere la pasta alla carbonara che Corina aveva lasciato a pranzo.
Due stavano litigando. Capirono che una, era invidiosa dell'altra, perchè al lavoro faceva più soldi di lei.
Nessuno parlava tranne le due che si stuzzicavano a vicenda.



Molti mesi, forse anni, erano passati da quella prima sera. Giorgia era l'unica ragazza che non era mai andata via. Il locale del Siciliano era diventato il suo lavoro. Le cose erano andate sempre benissimo, aveva perfino affittato una casa da sola. La sua forza, era l'intelligenza. Non aveva bisogno di cambiare aria come facevano le altre. Lei stava benissimo e soprattutto il padrone non si lamentava. Era surreale perchè tutte dicevano che dopo massimo sei mesi, si doveva cambiare aria, i clienti non cercavano.
Niente di tutto questo le capitava, chissà perchè.
Spesso Giorgia si chiedeva quale fosse il destino che le sarebbe toccato, forse non voleva cambiare per paura di trovare un ambiente diverso.
Tutte le sere si trasformava in Andrea, beveva moltissimo, non avrebbe sopportato, senza essere ubriaca che uomini di tutti i tipi le frugassero per il corpo come maiali selvaggi, senza rispetto.
Fiumi di alcol scorrevano per lei ma i clienti non mancavano.
Forse era Alcolista ma voleva smettere quella vita di merda, la doveva abbandonare il suo corpo prima o poi.
Raggiungere l’unica persona che l’avesse mai amata, suo padre.
Sarebbe stato bellissimo.

In una sera d’estate, la vita scorreva come al solito, quando entrarono.
Erano cinque ragazzi, avevano l’aria di chi si voleva divertire e avevano bevuto.
Alessandra andò incontro ad uno di loro si baciarono come se si conoscevano da tempo.
Andrea al solito aveva bevuto un casino. C’erano state tantissime persone quel giovedì sera.
La situazione subito andò su di giri.
Alessandra al solito suo chiese al suo amico se potevano bere una bottiglia insieme e chiese se gli altri li volevano seguire.
Fece un gesto ad Andrea e lei subito si alzò e si andò a sere insieme a lei.
La cosa era piacevole lei ed Alessandra erano insieme accanto al malcapitato che aveva da subito offerto la bottiglia di prosecco.
Andrea fece fuori almeno 3 calici, prima di accorgersi che qualcuno disse che si doveva far e il gioco della bottiglia.
La bottiglia vuota ruotò un paio di volte e ci furono delle risate. Andrea non capì bene ma tutti indicavano lei.
“Casa Succede?”
“Nulla” Rispose Alessandra sorridendo “ ti devi solo spogliare”
“Ammazzati”.
“Non hai capito forse, è il gioco della bottiglia e i ragazzi vogliono che ti spogli qui sul tavolo sei uscita tu”.
“Va bene, ma loro cosa avrebbero perso?” chiese cruda Andrea.
“Un’altra bottiglia”. Disse la nuova ragazza di cui non aveva capito ancora il nome.
“Ok, va bene, ma la merce non si tocca.”
Si spogliò davanti a tutti sul tavolo esagonale.
Fu osservata da tutti.
C’era un ragazzo, più brutto degli altri che la guardava insistentemente, ma aveva già una compagna.
Andrea lo guardò ammiccante e lui subito chiese: “Come ti chiami?”
“Andrea”.
Il gioco continuò tra penalità che erano bottiglie e spogliarelli che nessun altra voleva fare.
Il ragazzo continuava a guardarla in modo insistente e lei continuava a distogliere lo sguardo.
Le faceva venire i brividi quel tizio. Si era brutto ma migliore di tanti altri che aveva avuto fra le braccia, non capiva forse erano gli occhi, questa cosa era come una attrazione, non riusciva a non guardarlo di sfuggita.
“Chi è quello?” chiese piano ad Alessandra.
“Mio fratello, si chiama Pino.”
“Come tuo fratello?”
“Allora ragazze” fece di botto Pino “che ne dite se aggiungiamo qualcosa al gioco?”
“Si” fece Alessandra Felicissima.
“Facciamo così: se la bottiglia si ferma su un uomo, l’uomo deve andare e offrire in privato qualcosa, ma deve essere il caso a decidere, sarà la bottiglia a scegliere la ragazza quindi le coppie che ci sono qui dentro saranno di sicuro cambiate dal destino, non trovate che sia più bello assecondare i suoi capricci?”
“Pino e se capitiamo noi due” disse Alessandra un po’ delusa.
“Allora niente, il gioco non è valido per i fratelli… ma vedrai che non capiterà”.
Alessandra era felicissima della notizia e disse subito “ se qualcuno non vuole giocare si può pure alzare, il primo giro alla bottiglia lo faccio fare io”.
Nessuno si scompose, c’era qualcuno che sospirava ma non si alzò nessuno.
La bottiglia ruotò e fece fuori nella sua corsa almeno due bicchieri che si ruppero. Si fermò su Pino.
Lui si alzo e disse “Ora tocca vedere chi sarà la ragazza.”
La bottiglia girò velocissima nel frattempo grida di esaltazione risuonavano festose, Andrea era presa dai fumi dell’alcol ma non rinunciava a vedere cosa sarebbe successo.
In cuor suo voleva che quel giro non si fermasse mai, guardava la bottiglia nel suo vorticare, e come se lo avesse invece disturbato, il fato scelse proprio lei.
“Ammazzati” disse e sorrise “due volte nella stessa sera”.

Lui non le diede il tempo di finire la frase, l'aveva già presa per mano.
La sua mano era calda, Andrea sentì subito che un torpore le prendeva tutto il corpo. Camminarono e raggiunsero una stanza con un divanetto. Subito il cameriere portò un paio di bicchieri. Erano pieni di prosecco.
Andrea non ricordava più il nome.
"Come hai detto che ti chiami?"
"Pino"disse lui porgendole un bicchiere"e tu? qual'è il tuo vero nome?"
"Andrea" rispose secca, " perché?"
"Secondo me tu non ti chiami Andrea"
"E tu che ne sai"era stupita da questa affermazione, tutti i clienti appena entravano in quello spazio privato le saltavano addosso, loro due invece erano ancora in piedi.
"Senti che dici se ci sediamo"
Le aveva letto nel pensiero.
"Si Grazie" disse contenta. I fumi dell'alcol non la facevano ragionare bene, ma la discussione scorreva senza silenzi.
Dopo un po che erano li seduti, lei si spogliò senza motivo. Lui allora cominciò a toccarla, all'improvviso si fermo e le disse "Mi dai un bacio?"
Un bacio la cosa più intima e bella che poteva dare, era tanto tempo che non glielo chiedevano. Erano sempre interessati a tutt'altro.
Non capì perché si sentì attratta da quell'uomo che non conosceva.
Lo baciò sulle labbra senza pensarci, fu un bacio lampo, ma nessuno li poteva vedere.
Lui cambiò subito atteggiamento, voleva solo baciarla e glielo faceva capire.
" E no bello basta così. Un bacio è una cosa importantissima per me."
"Lo so, apposta te l'ho chiesto, apposta sono qui con te."
Il cameriere entrò senza badare e prese i bicchieri che erano rimasti vuoti su un tavolo vicino al divanetto, "continuate o uscite?"
"No usciamo" disse lui con tono deciso.

La cosa la fece pensare. Per la prima volta un uomo rinunciava a toccarla ad ansimarle addosso.
Forse stava diventando brutta?
Incredibile non voleva pensarci, come avrebbe fatto.
La famiglia ormai si era abituata a quel tenore di vita. Passava tutto quello che prendeva a loro, la sorella piccola poteva ancora studiare e la madre lavorava si ma senza sforzarsi più di tanto.
Quel periodo la vita le stava sorridendo e adesso si sarebbe scoperta brutta.
Non voleva più sentire questa storia che aveva in testa, voleva solo smettere di pensarci. Di colpo i fumi dell'alcol erano svaniti.
Che cosa sarebbe stato di lei forse sarebbe dovuta andare in una altro locale.










Buon giorno lettori, scusate il preambolo fatto così, come novella. Però era doveroso, perchè la gente in difficoltà va aiutata.
Nella sua infinita cattiveria il genere umano scorda che le favole scaturiscono dalla vita reale.... peccato.
Ecco perché preferisco l'ermetismo della poesia alla chiarezza della scrittura.
La gente si crede furba per il più delle volte, volendo primeggiare in modo totalitario, non e' possibile e soprattutto, si deve ascoltare il proprio cuore. Credo che domani ci sarà un nuovo capitolo e la vita reale scorrerà di nuovo come un fiume in piena.
Spero soltanto che la mente di Giorgia a cui dedico questo passo si svegli e consapevolmente prenda coscienza che la vita e' solo eccessivamente brutta per piacere a tutti. Come la bellezza degli uomini, che si amano, va cercata dentro, cosi' anche la vita va scavata e per farlo si deve amarla.

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